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La coppola che unisce.

(Una partita di W.H. e la cultura dell’accoglienza)

                                                                                                                      di Salvatore Di Giglia

E siamo al 24 aprile. La squadra del GiocoParma è arrivata a Palermo. Sono in 19 tra atleti, dirigenti ed accompagnatori.

A Parma, le due squadre  avevano  giocato una bella partita con prestazioni pressappoco alla pari,  senza che mai nessuna  delle squadre abbia finito per non temere l’altra.

A Palermo, c’era ovviamente la voglia di riscatto del Parma sulle Aquile.

E Le Aquile sapevano  che non sarebbe stata una partita senza incognite.

La gara era determinante ai fini della qualificazione  alle finali di Lignano S. per il passaggio alla massima serie.

Rosa, salutandomi la mattina al momento dell’arrivo  in palestra, mi comunicava che  non era risuscita a dormire da tre giorni per l’ansia che le provocava questa partita. Da portiera della squadra sentiva su di se tutta la responsabilità della qualificazione. Se avesse incassato oltre sette reti, le Aquile avrebbero dovuto dire addio alle finali.

Gli altri due portieri Salvatore e Valentina ,   arrivarono fra i  primi in palestra. Anche loro occhi insonni da stress pre-partita.  Tutto nella norma. Si sa che la notte prima della partita non si dorme. Si pensa, si ripensa, ci si chiede se il coach  li farà entrare in campo e quando.  Poi arriva Dennis. Ha dovuto fare oltre 50 km per arrivare in palestra. Si è dovuto  alzare dal letto almeno alle  6,00 di mattina. Ma anche lui, sicuramente, la sua notte non l’ha passata facendo un sonno profondo. Da capitano, sente tutto il peso della squadra, spera che gli esercizi e tutto ciò che viene svolto durante gli allenamenti vengano messi rigorosamente in pratica durante la partita.

Arrivano poi, da San Vito Lo Capo, Giuseppe  con Giovanni Amato.  A seguire Patrizia, Maria Piera, Pippo Masi, Giusi Calò, Gino, Pietro e Matteo.  Sono arrivati tutti nel tempo programmato.

Nel frattempo, c’è chi si appresta a montare il campo da giuoco, a segnare i punti d’intreccio con lo scotch, le area di porta colorate; c’è chi ha dovuto preparare le distinte di giuoco; raccogliere i documenti da consegnare agli arbitri FIWH;  occorre che qualcuno si accerti che l‘ambulanza è sul posto, che l’impianto audio funzioni, che il segnapunti ed il cronometro siano presenti; che le carrozzine siano in regola dal punto di vista della velocità e degli stick, ettcc.

Viene da chiedersi se è mai possibile che per fare una partita di W.H. ci vogliono tutte queste cose. Ebbene si. Ci vogliono tutte queste cose e tante altre ancora. Si aggiunga ad esempio  tutta quella parte di attività volta all’accoglienza della squadra che si ospita. Preparare il lato palestra, con un punto luce, bottiglie di acqua con bicchieri, ristoro, etcc.

Il cosiddetto “quinto tempo” della partita è, infatti,  il momento fondamentale  dell’incontro conviviale con l’altra squadra. In proposito le Aquile, fin dal 2001, non hanno mai - dico mai - mancato di dare il giusto risalto a questo particolare momento, offrendo qualcosa di sfiziosamente caratteristico di Palermo all’altra squadra.

I fiorentini a Marzo avevano gustato le arancine di Montalbano .

Nella partita di oggi, invece, va ovviamente detto  che analogo cordiale e rispettoso trattamento ospitale ci era stato  offerto da Fiorenzo e dal Giocoparma quindici giorni fa,  i Parmensi hanno potuto gustare “lo sfincione di Palermo” a base di caciocavallo, cipolline tritate, acciuga.

Attenzione però. Benché ciò è intuitivamente un mero fatto simbolico, l’essenza che deve essere colta e valorizzata da tale contesto conviviale  é la cultura dell’accoglienza e della piena condivisione della filosofia morale ( etica) sottesa al nostro sport. Sul piano materiale si possono trovare vari modi per fare ciò, purchè questo spirito  sia sempre e comunque presente in ogni occasione ed aleggi in ogni campo di giuoco ed in ogni giornata nella quale si svolge una partita di W.H. del campionato nazionale. Questa la filosofia delle Aquile che cerca di veicolare in Italia attraverso il proprio “Trofeo” giunto alla quarta edizione.

Oggi, grazie a Thomas che graziosamente ha  condiviso anche la cultura della “coppola siciliana”, è stata data la concreta testimonianza di tale modo di intendere lo sport. Ma anche chi in passato è stato ospite a Palermo della squadra delle Aquile non può non avere verificato e gustato lo spirito dell’accoglienza che riserviamo alle squadre che vengono a giocare con noi. Questo è uno punti fondamentali che sorregge il nostro  orgoglio sportivo.

Un caro saluto da Salvatore e dalle Aquile.

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